Claretta Petacci uccisa dalla ‘Gianna’

Riportiamo integralmente un articolo pubblicato ieri sul Corriere di Como On Line. L’articolo riporta le parole di Ernesto Volontè il pensionato comasco che ha deciso di raccontare la ‘sua’ verità sulla morte del Duce e della Petacci.

«Macché morta. È viva e abita in Valtellina, dalle parti di Sondrio». Che la partigiana ‘Gianna’ non sia stata uccisa, contrariamente a ciò che racconta la storia, è Ernesto Volontè, 72 anni, comasco, il ‘supertestimone’ che ha deciso di raccontare la ‘sua’ verità sulla morte del Duce. «Io ho la certezza che la Gianna sia viva e so che alcuni mesi all’anno vive vicino a Sondrio, sotto falso nome. Mi risulta che paghi anche l’Ici. Alcuni anni fa l’ho vista di persona, era a braccetto con un altro ex partigiano». Poi spiega: «Io penso che Claretta Petacci sia stata uccisa da lei. Ma è una supposizione».

Morte del Duce e della Petacci: spunta un testimone!

Il 27 settembre si fa sempre più vicino. E’ la data in cui il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Como, Nicoletta Cremona, dovrà decidere se si dovrà fare un processo per la morte di Benito Mussolini e della sua compagna Clara Petacci.

Intanto mercoledì 12 settembre, un pensionato si è presentato al palazzo di giustizia di Como e ha depositato una memoria scritta sui fatti del 27 e 28 aprile 1945. L’uomo, che ha dichiarato di non aver parlato finora in quanto minacciato di morte, sostiene di essere un testimone diretto della cattura del Duce.

Infatti, pare che il misterioso testimone, all’epoca bambino, si trovasse su una barca a Dongo sul lago di Como e abbia assistito alla cattura di Mussolini che viaggiava su una colonna tedesca fermata dai partigiani. Il racconto dell’uomo sembra alimentare dubbi sulla versione “ufficiale” dei fatti riguardo il luogo e la data esatta dell’esecuzione.

Il testimone parla anche parla di preziosi, ori e diamanti che viaggiavano sul convoglio del Duce e che sarebbero fatti sparire subito dopo lo stop imposto dai partigiani. Si delinea l’ipotesi che molti pensano e che nessuno, in Italia, ha il coraggio di riferire per paura di ritorsioni: “l’eliminazione di Claretta potrebbe essere stata decisa per chiudere la bocca ad un testimone che avrebbe potuto raccontare dell’appropriazione indebita di un immenso tesoro appartenente agli italiani”.

Mussolini dopo piazzale Loreto

Le vicende del cadavere del Duce sono ricostruite nel libro di Fabio Bonacina “La salma nascosta. Mussolini dopo Piazzale Loreto da Cerro Maggiore a Predappio (1946-1957)” edito da Vaccari. La prima edizione del libro risale al 2004 e la seconda esce ora in occasione del cinquantenario dell’inumazione. Bonacina non solo si è basato su fonti dell’epoca ma ha raccolto molte testimonianze in presa diretta tracciando il percorso tormentato dei miseri resti di Mussolini fino alla sepoltura a Predappio.


Riportiamo, di seguito, la presentazione del volume tratta dal sito della Vaccari.

Dove finì la salma di Benito Mussolini dopo piazzale Loreto?
Per undici anni tra 1946 e 1957 la Repubblica italiana lo celò a nemici e nostalgici, utilizzando il convento dei frati cappuccini di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Nel libro “La salma nascosta”, realizzato in collaborazione con il Comune, l’autore, Fabio Bonacina, ricostruisce l’intera vicenda.
Auto rubate, mezzi della polizia con targhe false, medium e sedute spiritiche, antiche tombe utilizzate come depositi provvisori, pagine di registri ecclesiastici strappate, denaro contraffatto. E poi, le ipotesi o le “certezze”, sparate a tutta pagina dai giornali ma in seguito rivelatesi errate. Tutto questo attorno ad una salma famosa. Sembrerebbe un bel racconto giallo se non fossero, invece, la cronaca e la storia di quanto rimase di Benito Mussolini, all’indomani della Liberazione.